di Matteo de Albentiis

L'idea di questo sito nasce a qualche giorno di distanza dalla morte della Sig.ra Ernesta Marcozzi Rozzi, nuora di Alfonso de Albentiis, unica testimone diretta e pienamente consapevole degli ultimi anni di vita dell'Ingegnere. Nei sui racconti e nelle sue testimonianze emergeva sempre la figura di un uomo integerrimo, totalmente votato al suo lavoro, generoso e mai asservito alle comodità dell'ambiente politico dell'epoca. Un uomo che amava la sua città e la sua provincia, che aveva compreso più di altri l'importanza di opere "sociali" come il Sanatorio e l'Acquedotto, nell'ottica di un miglioramento di salute per la sua gente e non per un mero ritorno elettorale. In particolare, l'idea di portare l'acqua del Gran Sasso d'Italia alle genti di città e pianure del teramano. Un'idea che, in Lui, divenne un dovere, che lo aveva portato a vendere non pochi suoi beni per iniziare a progettare e per poter mantenere il suo studio e i dipendenti. Nessun guadagno economico, solo tanta soddisfazione per il grande passo che si stava compiendo.

Eppure, dopo tutto quello che verrà reso chiaro in questo sito, l'Ingegnere muore la sera del 28 Gennaio 1942, deluso da tutto ciò che era rimasto fuori dalla sua casa, privato del proprio sogno che stava per diventare realtà, ma con la consapevolezza che ciò che conta veramente è ciò che rimane nella storia. La sua vita, per chi in famiglia non c'è più o per chi ancora lo ricorda nelle parole della nuora, è stata o è ancora adesso un esempio di moralità interiore e di etica sul lavoro, una guida per cercare di essere quanto più possibile attaccati alle idee, mentre il tempo passa e lo spazio tra la sostanza e la forma aumenta.

 

Tutto il contenuto di questo sito è estratto dal libro "Alfonso de Albentiis: l'artefice dell'Acquedotto del Ruzzo" a cura di Alfonso de Albentiis jr. stampato nel Marzo 2005. Sono presenti integrazioni e ulteriori testimonianze, sia testuali che grafiche, ma nel complesso tutto rispecchia la pubblicazione curata del nipote dell'Ing.de Albentiis, approvata e realizzata dalla Ruzzo Reti S.p.A.

Alfonso de AlbentiisEstratto dall'introduzione contenuta nel libro "Alfonso de Albentiis: l'artefice dell'Acquedotto del Ruzzo" a cura di Alfonso de Albentiis jr. Marzo 2005.


Presentazione a cura del Presidente del Ruzzo Servizi S.p.A., Dott.Giuseppe Casalena e del Consiglio di Amministrazione della Ruzzo Servizi S.p.A.


È trascorso giusto un secolo (1905, ndr) da quando l'Ing. Alfonso de Albentiis (nella foto a sinistra), vero artefice dell’Acquedotto del Ruzzo, ideò un progetto per portare a Teramo, e poi nel resto della nostra Provincia, quelle acque che oggi noi conosciamo come " l'Acqua del Ruzzo".

Si trattò, per l’epoca, e non solo per quell’epoca, di un’idea grandiosa e ingegneristicamente molto impegnativa, un’idea peraltro che aveva anche un forte risvolto sociale e sanitario e che era alla base delle motivazioni che spinsero l’ing. de Albentiis a farsi promotore di quel progetto.

Infatti, uno dei maggiori disagi che affliggevano in quegli anni le popolazioni teramane - soprattutto quelle che abitavano nelle zone rurali e che erano la maggioranza della popolazione dell’epoca - era costituito proprio dalla mancanza di approvvigionamento idrico.

Le uniche risorse disponibili erano quelle costituite da piccole sorgenti locali, spesso subalvei di corsi d’acqua, e dai cosiddetti “pozzi”.
Tali risorse erano soggette facilmente ad inquinamento e ad altri problemi che si riflettevano spesso in episodi endemici di tifo ed altre malattie infettive - molto diffusa era anche la malaria.

Ma l’intuizione dell’Ing. de Albentiis non fu soltanto di natura tecnica.
Egli si rese ben presto conto dell’esigenza di coinvolgere un certo numero di Comuni della nostra Provincia, anche da un punto di vista amministrativo, nella realizzazione di un’opera così importante e “grandiosa” non solo per quell’epoca.
Infatti la realizzazione dell’acquedotto comportava l’attraversamento di molte delle nostre realtà locali; di qui nacque l’idea di costituire il “Consorzio per l’Acquedotto del Ruzzo”.

Perché questa idea si concretizzasse si dovettero vincere molte diffidenze ed ostacoli di natura politica ed amministrativa. Poi finalmente, a metà degli anni ’30, a Consorzio costituito, arrivò anche il finanziamento, da parte del governo di allora, per la realizzazione dell’opera. Nel 1931 iniziarono i lavori di captazione delle sorgenti, ultimati nel 1934.

E proprio a questo punto cominciarono i guai per il nostro illustre concittadino. Infatti, attraverso una serie di manovre, non sempre limpide, l’Ing. de Albentiis venne estromesso dalla prosecuzione della direzione tecnica dei lavori che legittimamente egli aveva assunto su mandato del Consorzio quale progettista e direttore dei lavori dell’opera.
Addirittura venne messa anche in dubbio la paternità progettuale dell’opera stessa, compiendo in questo caso un vero e proprio sopruso.

Ma questa parte della vicenda umana e soprattutto professionale di Alfonso de Albentiis viene qui ricostruita da Alfonso de Albentiis jr, architetto e nipote dell’Ing. de Albentiis. All’Arch. de Albentiis va tutta la gratitudine e la stima mia personale e di tutto il Consiglio di Amministrazione di Ruzzo Servizi S.p.a.

All’idea di realizzare questa pubblicazione abbiamo subito aderito con entusiasmo e con gioia, perché riteniamo che essa possa essere un contributo importante per ricostruire, su basi documentali veritiere, non solo un evento storico della comunità teramana, ma anche per restituire alla figura dell’Ing. Alfonso de Albentiis quel rilievo e quella centralità che ha avuto nell’ideazione e nella realizzazione dell’Acquedotto del Ruzzo e che per molti anni è stata appannata se non addirittura accantonata.

A settant’anni dalla conclusione dei lavori per la realizzazione delle opere di captazione dell’acquedotto e dalla effettiva operatività del “Consorzio per l’Acquedotto del Ruzzo”, ci è sembrato doveroso restituire onore e merito non solo ad un professionista così valente ma anche ad un concittadino che tanto ha fatto per il progresso sociale e civile della comunità
teramana.